
Al grido di “Periferie? Oltre ogni limite”, l’architetto svizzero testualmente afferma “..oggi nelle periferie si dovrà rispondere alle necessità e bisogni latenti che i centri storici non riescono ad assolvere, che hanno a che vedere con l’identità, la riconoscibilità, la memoria, il valore simbolico dei luoghi – che per ovvi motivi è forte nei centri storici. L’architettura è chiamata raccogliere la storia e renderla attiva e presente.” Nel progetto di via Muccini, la torre rovesciata o la stecca qualsivoglia dire, dove manifesta l’identità, la riconoscibilità e la memoria sarzanese? Proseguendo nell’intervista indica la necessità di inserire “una serie di fasce verdi che fungano da elementi di separazione e individuazione di quartieri di questa agglomerazione globale”, dove sono queste fascie in via Muccini? Sempre l’architetto dice “ l’architettura è chiamata a raccogliere la storia e renderla attiva e presente”, in via Muccini cosa raccogliamo della memoria sarzanese?Appena cominciai a sentire parlare dell’architetto Botta, molto modestamente, ebbi paura che la nostra città sarebbe stata usata come un gigantesco plastico dove, a centinaia di chilometri di distanza, qualcuno si sarebbe divertito a inserire parallelepipedi e cilindri colorati; devo dire che i timori non sono diminuiti. Voglio essere ottimista. Le prese di posizioni degli ultimi giorni fanno ben sperare. Penso che le esperienze, i commenti e le idee espressi da tecnici locali, da politici che “a prescindere dai colori” hanno fatto tanto per Sarzana, dalle “provocazioni” ,costruttive e responsabili, dei partiti di minoranza stiano creando una linea Maginot che farà riflettere, che deve far riflettere.Io voglio la Sarzana che vogliono i sarzanesi. E il Sindaco dei sarzanesi?
